
Il deposito e la pubblicazione della deliberazione n. 175/2026 della Sezione Regionale di controllo per la Campania della Corte dei conti rappresenta uno dei passaggi formalmente previsti per giungere alla costituzione della New Co. Napoli Patrimonio su cui come Rete Riprendiamoci la città-Napoli non si vende, insieme ad un ampio arco di forze della sinistra d’alternativa e del sindacalismo extraconfederale, abbiamo preso più volte posizione (si vedano anche la nota esplicativa sulle osservazioni inviate alla Sezione Regionale di controllo della Corte dei conti e il relativo comunicato stampa entrambi pubblicati su questo sito nella seconda metà di marzo).
Nella citata nota esplicativa facciamo riferimento all’importanza anche di un eventuale parere “parzialmente negativo” da parte della magistratura contabile perché, per chiunque che conosca, seppur minimamente, la giurisprudenza del controllo, ciò che conta è la rilevanza effettiva dei rilievi formulati indipendentemente da come vengono successivamente etichettati nel parere;
perciò, quando si scende nel merito delle obiezioni sollevate occorre comprendere se la categoria intermedia del parere “parzialmente negativo” è più vicina a quella del parere “positivo” o a quella, opposta, del parere “negativo”.
Nel caso in esame, anche non specialisti, possono comprendere già dalla mera descrizione dei rilievi della Corte l’entità e la rilevanza degli stessi che, quindi, avvicinano di molto il parere dello scorso 3 luglio alla categoria di quelli negativi anche se, formalmente, i magistrati hanno adoperato l’avverbio “parzialmente”.
Infatti, vengono sollevate obiezioni preliminari che mettono in discussione alla radice tutto l’iter seguito dalla giunta Manfredi per giungere alla delibera istitutiva della New Co.:
“…il censimento immobiliare e la bonifica dei dati e la ristrutturazione della Società holding, al fine di indebolimento del controllo analogo sembrano adempimenti propedeutici alla costituzione della New Co. la cui collocazione in un periodo transitorio, di durata non definibile, successivo alla costituzione della Società rischia di compromettere il conseguimento degli obiettivi di performance entro tempi definiti” (vedasi pagg. 36-37 deliberaz. n. 175/2026).
Infatti, Napoli Patrimonio è una Partecipata indiretta e le direttive dovranno giungere da Napoli Holding per cui i magistrati contabili, molto opportunamente, osservano che viene prima la ristrutturazione della holding e poi la costituzione effettiva della New Co.
Quindi, basterebbe solo questo punto a giustificare la nostra richiesta al Consiglio comunale di revoca della deliberazione del 5 marzo 2026 sull’istituzione della Napoli Patrimonio perché non è un aspetto risolvibile nel giro di qualche settimana con delle generiche corrispondenze epistolari tra Comune e Sezione Regionale di controllo.
Tuttavia, la Corte nella deliberazione – di ben 94 pagine e 9 paragrafi – fa ulteriori obiezioni di cui qui ne accenniamo alcune:
- Mancanza di scenari previsionali anche di tipo avverso all’interno del piano economico-finanziario perché quelli presenti sono troppo ottimistici;
- Mancato rispetto di disposizioni del Testo unico sulle Società Partecipate perché non si va all’aggregazione degli organismi partecipati ma alla scissione di uno di essi (Napoli Servizi);
- Probabile elusione di norme ella contabilità civilistica per sottocapitalizzazione della New Co. ricorrendo ad una suddivisione del finanziamento di 1.000.000 come capitale sociale e 3.000.000 come trasferimento straordinario per mascherare un’iniziale perdita di esercizio;
- Eccessiva dilatazione dell’oggetto sociale dove le assegnazioni di servizi “arrivano fino al punto di includere, ai sensi dell’art. 4, commi 4.2 lett. g) la “predisposizione di studi e progetti urbanistici e di pianificazione urbana e territoriale”;
- Sul personale confermano le forti perplessità nostre e di alcune OO.SS.: “…da un lato, si individuano le inefficienze della gestione attuale anche nell’assenza, all’interno del personale di Napoli Servizi, di profili professionali idonei a gestire un portafoglio immobiliare complesso come quello del Comune di Napoli, dall’altro lato, si ipotizza di assorbire parte di questo personale nella costituenda Società” (pagg. 93-94 delib. cit.).
Ciò conferma la strumentalità e contraddittorietà delle posizioni portate avanti dall’Amministrazione rispetto ad un personale che, invece, ha affrontato al massimo delle sue possibilità le grosse difficoltà derivanti dal subentro alla Romeo Immobiliare nella gestione del patrimonio comunale.
E ORA? Occorre una nuova ondata di mobilitazioni perché, dopo la deliberazione della Sezione Regionale della Corte dei conti, venute meno le ragioni d’interesse pubblico, dato l’approccio seguito dall’Amministrazione, restano soltanto gli aspetti speculativi collegati al rapporto col fondo immobiliare INVIMIT e la messa a reddito del patrimonio ERP con criteri di mercato e non di tipo sociale.
Prepariamoci a discutere pubblicamente della deliberazione della Corte dei conti evitandone forme di insabbiamento.
