
FINALMENTE SIAMO STATI CONVOCATI DALLA COMMISSIONE CONSILIARE TRASPARENZA IL 27/01/2026.
Ad appena due giorni dal Consiglio comunale, dopo una richiesta di audizione inviata tramite pec il 12 novembre 2025, per una richiesta di audizione ai Presidenti delle Commissioni Bilancio e Trasparenza finalmente siamo stati convocati dalla sola Presidente della Commissione Trasparenza, mentre il Presidente della Commissione Consiliare Bilancio Walter Savarese D’Atri, quantunque si sia impegnato a convocarci durante la seduta della Commissione del 19 gennaio, non l’ha fatto dando prova di notevole arroganza e non rispetto dell’impegno preso.
Qui di seguito forniamo una sintesi dell’audizione a cura della Rete cittadina Riprendiamoci la città-Napoli non si vende con alcuni nostri commenti.
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Dopo una breve introduzione della Presidente della Commissione Iris Savastano l’audizione si apre con l’intervento di Rosario Marra della Rete cittadina “Riprendiamoci la Città-Napoli non si vende”.
Si richiamano e si concorda con le perplessità già rilevate nella riunione della Commissione Trasparenza dell’11 settembre 2024 mettendo in evidenza che il piano industriale della New Co. ed il piano di rilancio della Napoli Servizi sarebbero dovuti essere presentati contestualmente al Consiglio e ai lavoratori proprio per il legame esistente tra ristrutturazione di Napoli Servizi e costituzione di Napoli Patrimonio.
Allontanata la Romeo immobiliare- che lascia il patrimonio del Comune in grave degrado e incuria – è proprio grazie ai lavoratori della Napoli Servizi che si riesce a riprendere la situazione, ma la pretesa razionalizzazione delle Partecipate del Comune in programma sconta la contraddizione che, da un lato, si intraprende la costituzione della New Co asserendo che il personale della Napoli Servizi non sarebbe adeguato alle mansioni richieste, dall’altro, si sostiene che i medesimi lavoratori possono fare l’opzione per Napoli Patrimonio (se sono inadeguati per gestire il patrimonio nella vecchia Società, lo dovrebbero essere anche nella nuova…);
altra motivazione contraddittoria è rispetto alla struttura Multiservizi di Napoli Servizi per cui si preferisce la New Co. che, invece, è specificamente dedicata alla gestione patrimoniale.
Tuttavia – si osserva da parte del rappresentante della Rete – il partner tecnico individuato per Napoli Patrimonio è la MM di Milano anch’essa multiservizi per cui c’è la stranezza che per il Comune di Napoli non va bene la Società multiservizi, mentre andrebbe bene se si tratta di una Società del Comune di Milano.
La Ragioneria Generale dello Stato chiarisce che il conferimento di immobili ad un fondo immobiliare non è altro che un modo alternativo all’alienazione classica per dismettere il patrimonio pubblico per cui, a differenza di ciò che in più occasioni ha affermato l’Assessore al Bilancio, alla fine, o alienazione o valorizzazione costituiscono entrambe forme diverse di impoverimento della dotazione patrimoniale della città.
Il Comune, nella relazione tecnica a corredo della delibera consiliare di costituzione della New Co., afferma che uno dei compiti della stessa è quello di rafforzare il rapporto con il fondo INVIMIT, società che pretende di seguire leggi di mercato, stante il suo ricorrere alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti contro la sua inclusione nella lista annuale delle Amministrazioni pubbliche da parte dell’ISTAT.
In realtà, osservano dalla Rete, ci si trova difronte, anche attraverso la New Co., ad una manovra di finanza straordinaria mirante a fare cassa sul breve periodo ma impoverendo la città sul medio periodo perché se ne indebolisce con le dismissioni la dotazione patrimoniale.
Fondamentale resta un aumento della trasparenza amministrativa su cui si sollecita la massima attenzione della Commissione consiliare visto che non si sa come si svolgerà la citata e più stretta collaborazione della New Co. col fondo INVIMIT, del resto, nei rapporti con la SGR in questione si fa notare che non è stata portata in Consiglio Comunale e resa pubblica né la lettera di intenti né il Business Plan del comparto Napoli a cui sono stati conferiti i primi immobili.
A proposito del passaggio dalle Società Partecipate dirette a quelle indirette, si ricorda che la Corte dei Conti -Sezione delle Autonomie segnala il rischio di un affievolimento della vigilanza del pubblico con il modello della Holding, per una tendenza alla deresponsabilizzazione da parte delle istituzioni pubbliche e invita all’adozione di cautele nella scelta di tale modello.
A conclusione dell’intervento a nome della Rete, si osserva che se la Napoli Patrimonio dovrà gestire gli ERP sarebbe ragionevole che si ascoltassero organizzazioni sindacali come l’Unione Inquilini e, inoltre, si cita lo statuto dell’ACER di Bologna che con un articolo caratterizza in modo esplicito l’interlocuzione con le organizzazioni degli inquilini ERP.
Il dott. Barretta, nella replica, rispetto al fondo INVIMIT fa notare che l’Ente è un quotista al 70% , cosa che garantirebbe un controllo del pubblico, osservazione nota che già nell’intervento della Rete era stato fortemente contestato, portando documentazione a sostegno del fatto che il parere dei partecipanti al Comitato del Comparto Napoli è non vincolante e non obbligatorio per la maggior parte delle materie e può addirittura non essere richiesto e comunque ignorato (si veda, in proposito, il regolamento del fondo allegato alla delibera consiliare n. 97 del novembre 2023).
L’Assessore fa brevemente l’inventario del patrimonio consistente in 70mila unità immobiliari delle quali circa 25mila sono di edilizia popolare (ERP) e 5mila ad uso commerciale. Include 12 caserme, chiese e strutture sportive. Ha in mente una ripartizione in immobili di valore strategico non alienabili, tra cui cita le Terme di Agnano e la Mostra d’Oltremare, immobili recuperabili a finalità sociali ed altri alienabili tra i quali cita il deposito ANM di Posillipo, le caserme.
Finora-ha continuato l’Assessore – sono stati ceduti 6 immobili facendo distinzione di merito ed ha parlato di alienazioni per 3-4 milioni di euro.
Purtroppo – osservano dalla Rete -non risponde nel merito, né sul rapporto tra alienazione/valorizzazione e dismissione del patrimonio né sulle funzioni prevalentemente consultive e non decisionali del Comitato di comparto, ma si denuncia – da parte di Baretta -quello che viene definito “un equivoco di prospettiva” visto che si ritiene che la Napoli Servizi ( 2300 addetti dei quali solo 100 sono dedicati alla cura del patrimonio ) debba coprire la parte di manutenzione degli immobili che non si potranno mettere a reddito e si cita la delibera che il giorno 29.1.2026 verrà presentata in Consiglio, introdotta da una corposa premessa di carattere sociale.
Si sostiene che non esiste nella strategia del Comune di Napoli la spinta alla privatizzazione ma si attende che il mercato si farà vivo, si parla – sempre da parte dell’Assessore – dell’ urgenza di un’azione dinamica e si cita un mutuo con la Banca europea di Investimenti di 10 milioni di euro per migliorare gli ERP, si riafferma il carattere di società pubblica dell’INVIMIT, incurante -secondo gli attivisti della Rete -del giudizio in corso alla Corte Costituzionale che, tra l’altro, toccherà anche il nodo della qualificazione giuridica di questa SGR e, successivamente, del Collegio della Corte dei Conti, e, nei fatti – concludono dalla Rete -l’Assessore è indisponibile al confronto se non per enunciazione solo formale e di circostanza.
L’audizione si conclude con il deposito da parte della Rete presso la Commissione Trasparenza di materiale documentale a sostegno delle posizioni sostenute nel corso dell’audizione, purtroppo, osservano gli attivisti, in presenza c’era soltanto la Presidente Savastano e pochi erano i consiglieri collegati da remoto che non sono nemmeno intervenuti nel corso dell’audizione dimostrando, così, un sostanziale disinteresse verso quella che è una tappa importante nell’importazione nella nostra città del famigerato “Modello Milano”.
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