
Alla Presidente del Consiglio comunale di Napoli
Vincenza Amato
area.consiglio.comunale@pec.comune.napoli.it
- Ai Capigruppo consiliari
consiglio.gruppiconsiliari@pec.comune.napoli.it
Oggetto: osservazioni in merito alla costituzione di una nuova Società per azioni a totale
partecipazione pubblica indiretta per l’a@idamento in house providing del servizio di gestione,
manutenzione, valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare.
Sommario: – Premessa;
a) Consiglio Comunale e Partecipate con particolare riferimento alla New Co.
Napoli Patrimonio;
b) La New Co. Napoli Patrimonio e il modello holding: “razionalizzazione” delle
Partecipate e disegno di città;
c) La bozza di statuto: alcune proposte di modifica;
d) Conclusioni.
Premessa
Le presenti osservazioni costituiscono un documento politico-sociale di varie forze Associative,
sindacali, politiche e di Movimento in merito all’oggetto e, quindi, hanno una diversa finalità rispetto alle
osservazioni e/o proposte di modifica che si possono presentare in sede di consultazione pubblica exart. 5, co. 2, d-lgs n. 175/2016.
Naturalmente condividiamo l’obiettivo di porre rimedio al degrado di parte consistente del patrimonio
immobiliare del Comune ma non condividiamo aJatto le soluzioni proposte e nei paragrafi successivi
l’argomenteremo.
a) Consiglio Comunale e Partecipate con particolare riferimento alla New Co. Napoli
Patrimonio.
Com’è noto, il Consiglio Comunale si occupa in varie occasioni delle proprie Partecipate, ad
esempio, in relazione all’approvazione del DUP o attraverso specifiche sedute delle commissioni
consiliari.
In quest’ultimo caso, ci riferiamo soprattutto ad una seduta della Commissione consiliare Trasparenza
dell’11 settembre 2024 dove sono emersi forti dubbi e perplessità sulla costituzione della New Co. da
parte di vari consiglieri di diverso orientamento politico.
In particolare, in quella occasione – relativa alla discussione sulla delibera di giunta n. 302/2024 – è
stato osservato che la scelta dell’Amministrazione porta ad un aumento dei costi di funzionamento
mentre si sarebbero potute assicurare nuove risorse a Napoli Servizi.
Per quanto ci riguarda, riteniamo ancora più valide quelle considerazioni alla luce dei dati che
emergono dalla deliberazione di Giunta n. 399/2025 e relativi allegati e dalla successiva deliberazione
di proposta al Consiglio n. 461/2025 oggetto delle presenti osservazioni.
b) La New Co. Napoli Patrimonio e il modello holding: “razionalizzazione”delle Partecipate e
disegno di città.
Com’è a vostra conoscenza, con la scissione da Napoli Servizi di parte rilevante della gestione
immobiliare del Comune si passa da una partecipazione diretta ad una indiretta in quanto il
Comune ne verrebbe ad esercitare il controllo tramite Napoli Holding Srl.
Sull’adozione di tale modello, vorremmo richiamare all’attenzione dell’Assise cittadina i rischi
evidenziati dalla Corte dei conti in quanto “gli Enti locali devono fare uso di particolari cautele nel
ricorso al modello holding per la gestione delle proprie partecipazioni atteso il rischio di
deresponsabilizzazione dei medesimi dalle attività di controllo sulle Partecipate”.1
Pensiamo che dalla documentazione allegata alle citate deliberazioni nn. 399/2025 e 461/ 2025
non emerga l’adozione delle “particolari cautele” cui fa riferimento la magistratura contabile
nell’adozione del modello holding e ciò anche in considerazione del fatto che sin da subito la New
Co. sarà soggetta all’attività di direzione e coordinamento della Napoli Holding, in particolare
appare generico l’articolo 6 della bozza di statuto riguardante il controllo analogo indiretto, né ci
risulta che ci sia un adeguamento del regolamento sui controlli interni del Comune per la parte
riguardante le Società Partecipate e del disciplinare sul controllo analogo del Comune, inoltre sia
dalla relazione analitica che dallo schema di piano industriale ed economico-finanziario non
emerge alcun bilancio dei motivi che hanno portato al fallimento dei precedenti tentativi di
realizzazione del modello holding per le proprie Partecipate da parte del Comune.2
Pertanto, non vorremmo che, dall’insieme dei fattori elencati in precedenza, si possa evincere
che la scelta dell’Amministrazione comunale sia proprio quella della deresponsabilizzazione.
In realtà, pensiamo che il Comune, almeno in parte, si sia ispirato ad un tipo di governance
abbastanza consolidato nel diritto societario e consistente nella costituzione di una good company
dove concentrare le attività redditizie o potenzialmente tali e una bad company contenente le
attività non redditizie, tuttavia questo schema si segue per Società in forte crisi e ciò, dai bilanci
d’esercizio non corrisponde alla situazione di Napoli Servizi, del resto, anche nella recente seduta
della commissione consiliare bilancio del 7 ottobre, l’Assessore Baretta ha a@ermato, tra l’altro, che
l’attuale razionalizzazione “non nasce da una crisi finanziaria” ma per “aJrontare con strumenti
adeguati le trasformazioni di una città in continuo movimento”.
Una conferma delle nostre forti perplessità sullo schema adottato dall’Amministrazione
nascono anche dal fatto che non vengono analizzate le più che probabili conseguenze sul piano
degli equilibri economico-finanziari per Napoli Servizi in seguito alla perdita delle attività più
redditizie e nel piano industriale ci si limita ad evidenziare i “vantaggi” dello spacchettamento
perché in questo modo Napoli Servizi “tornerà a focalizzarsi sulle attività core di global service” (cfr.
pag. 36 del piano industriale);
come si può notare, l’a@ermazione è rispetto alle funzioni ma non agli equilibri economicofinanziari e la sottovalutazione di questo aspetto ci potrà portare a dei bilanci d’esercizio in perdita
ripetendo per ciò che resterebbe di Napoli Servizi che abbiamo già visto per Società che sono state
messe in liquidazione.
Se è vero, com’è vero, che ci troviamo difronte non tanto ad una razionalizzazione stricto sensu
ma ad un chiaro intento politico di adeguare parte rilevante del gruppo pubblico comunale al
disegno di città che esce dall’attuazione del “Patto per Napoli”Draghi-Manfredi – oltre allo scopo di
fare cassa con gli immobili comunali incluso il patrimonio ERP – attraverso un cambiamento
dell’approccio alla gestione del patrimonio immobiliare non più per la sua sola conservazione ma
per la sua “valorizzazione economica e funzionale” anche attraverso “partenariati pubblico-privati”,
il “potenziamento del supporto al fondo INVIMIT” e l’aumento delle dismissioni, in altri termini, si
tratta di una valorizzazione per il mercato ben diversa da una valorizzazione sociale di cui avrebbe
bisogno la città.
Più nello specifico, vorremmo segnalare all’attenzione dei consiglieri tutti che le operazioni con
l’INVIMIT non vanno considerate come “pubblico su pubblico”, secondo un’a@ermazione ripetuta
più volte dall’Assessore al bilancio, ma come pubblico su privato in relazione alle caratteristiche
della SGR in questione che ha tenuto a ria@ermare, in sede giurisdizionale, il proprio carattere
privatistico come emerge nel ricorso dinnanzi alla Corte dei conti Sezioni Riunite in composizione
speciale contro il proprio inserimento nell’elenco delle Amministrazioni Pubbliche da parte
dell’ISTAT;
nel ricorso in questione si sostiene che “nonostante il controllo pubblico la Società aJerma di
non essere un organismo in house, di non essere soggetta a direzione e coordinamento da parte del
MEF e di non appartenere ad un gruppo societario. –Ciò in quanto la Società avrebbe come compito
istituzionale di operare in ottica di mercato e con logiche di mercato” (evidenziazione grafica
nostra)3
Tuttavia, ancora più interessante è stato l’orientamento dei giudici contabili che non soltanto
non hanno respinto il ricorso ma l’hanno dichiarato “rilevante e non manifestamente infondato”
sospendendo il giudizio e rimettendo gli atti alla Corte costituzionale che ha messo a ruolo il giudizio
per l’udienza pubblica del 13 gennaio 2026, pertanto, questioni di opportunità e soprattutto di
correttezza istituzionale imporrebbero all’Amministrazione di rinviare ogni decisione
sull’intensificazione del rapporto con l’INVIMIT alla suddetta pronuncia del giudice
costituzionale e al deposito delle relative motivazioni.
Un ulteriore elemento che non può/non deve sfuggire è il fatto che la deliberazione relativa alla
costituenda New Co. si accompagna a dei cambiamenti organizzativi nella macchina comunale
tradizionalmente intesa con il trasferimento di competenze dall’Area Tecnica Patrimonio all’Area
Trasformazione Urbana per collegarsi alle politiche di “rigenerazione urbana” 4
che, come dimostra
l’esperienza di questi anni, non sempre si sono dimostrate immuni da fenomeni speculativi, mentre
non è da vedere con favore il fatto che tra le competenze della Napoli Patrimonio è prevista la
“predisposizione di studi e progetti urbanistici e di pianificazione urbana e territoriale” (art. 4, co. 2,
lett. g) della bozza di statuto) riteniamo che si scontri con parte delle funzioni dell’area urbanistica
del Comune e si inserisce in quella tendenza alla deresponsabilizzazione dell’Ente.
L’insieme di questi aspetti, collegati al fatto che, come partner esterno, è stato scelto la MM Spa,
ci fanno a@ermare che è in atto quella che possiamo definire l’importazione del discutibilissimo
“modello Milano” nella nostra città e ciò sarebbe particolarmente grave se si considera che i
fenomeni di iperturistificazione hanno reso ancora più marcata la tensione abitativa come
dimostra, da ultimo, anche la vicenda degli occupanti dell’ex-Motel Agip.
L’intensificazione del rapporto con INVIMIT e la scelta di MM Spa come partner rendono deboli
fino a far diventare contraddittorie due delle motivazioni più importanti che sono alla base della
scelta della New Co. in quanto l’Amministrazione, da un lato, sostiene che si fa questa scelta perché
con il ricorso ad operatori privati “ci sarebbe il rischio che la gestione venga orientata secondo
logiche di mercato non sempre coerenti con le finalità sociali e istituzionali dell’ente comunale”
(pag. 31 della relazione analitica) e, dall’altro, ci si a@ida ad una SGR che agisce proprio secondo
logiche di mercato;
per quanto riguarda la scelta di MM Spa è evidente la contraddizione rispetto al fatto che
l’Amministrazione ritiene inadeguata NAPOLI SERVIZI perché non è una società specializzata nella
gestione del patrimonio immobiliare perché sarebbe una Società più simile ad una multiservizi,
invece la New Co. avrebbe il tipo di specializzazione richiesta, ebbene proprio la scelta come
partner di MM dimostra l’inconsistenza di questo tipo di motivazione in quanto la Spa milanese nel
1995 non è nata per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune ma come società
d’ingegneria, successivamente, dal 2003, ha avuto l’a@idamento del Servizio Idrico Integrato e solo
dal 2014 gestisce il patrimonio ERP, inoltre svolge attività di direzione lavori, direzione operativa e
coordinamento sulla sicurezza per il facility management degli edifici scolastici e da dicembre 2021
ha sottoscritto col Comune di Milano l’a@idamento del facility management per il patrimonio di
edilizia scolastica secondo il modello del global service.
Insomma, la MM Spa è ancora più multiservizi di Napoli Servizi!
Tutto ciò ra@orza la nostra convinzione che prima di procedere alla scelta della New Co. sarebbe
stato opportuno procedere ad un’accurata due diligence su Napoli Servizi anche con eventuali
supporti tecnici esterni, per individuare le possibili soluzioni anche con l’attuale modello societario,
richiesta che riteniamo ancora attuale.
c) La bozza di statuto: alcune proposte di modifica.
In subordine alla nostra proposta di sospensione dell’iter di costituzione della New Co. in
attesa della pronuncia del giudice costituzionale sulle caratteristiche dell’INVIMIT col
deposito delle relative motivazioni e di un’accurata due diligence su Napoli Servizi, in questo
paragrafo ci so@ermiamo brevemente su alcune proposte di modifica alla bozza di statuto.
La bozza di statuto è carente sotto il profilo della partecipazione dell’utenza e, in genere, della
rendicontazione sociale perché anche nel benchmark che è stato fatto con analoghe Società di altri
Comuni l’Amministrazione ha ignorato questo aspetto, ad esempio, nell’art. 32 dello statuto
dell’ACER Bologna è previsto un articolo, il 23, sulla “partecipazione dell’utenza”, mancano esplicite
clausole sociale per gli inquilini delle fasce più deboli, all’articolo 12 della bozza sugli “Organi
sociali” pensiamo che vada previsto un Comitato Civico facendo tesoro degli aspetti migliori di ABC
e contestualmente vada soppressa la disposizione che vieti di istituire organi diversi da quelli
previsti nelle norme generali in tema di Società, così come va previsto un bilancio sociale annuale
dove si evidenzi l’impatto territoriale e sociale dell’azione della New Co. anche in riferimento ai
fenomeni di gentrificazione.
d) Conclusioni
Ci associamo a quanto emerso dalla Commissione consiliare Trasparenza dell’11
settembre 2024 e dall’esito della maggior parte delle richieste emerse in sede di consultazione
pubblica dove, in più di un caso, ci si è pronunciati o per un rinvio dell’iter costitutivo della New
Co. o una revisione complessiva del progetto.
Rileviamo che dalla proposta di deliberazione consiliare non si evince se il riscontro alle
osservazioni ricevute sia stato meramente burocratico o di merito con un’analisi approfondita
delle singole osservazioni inviate, soprattutto dalle Associazioni ambientaliste.
Come abbiamo argomentato in precedenza, riteniamo contraddittoria buona parte delle
argomentazioni addotte, il tipo di scelta dell’Amministrazione si inserisce in un’operazione di
finanza straordinaria che, come tutte queste operazioni, può portare qualche beneficio sul
breve periodo ma indebolisce e impoverisce la città sul piano patrimoniale nel medio periodo;
chiediamo da subito l’avvio di una più accurata due diligence su Napoli Servizi che, con i
dovuti correttivi, può continuare a svolgere le sue funzioni, in particolare riteniamo che vada
fatta una simulazione sugli equilibri di bilancio di Napoli Servizi dopo lo scorporo delle funzioni
e non mancheremo di porre all’attenzione della Sezione Regionale di controllo per la
Campania della Corte dei conti soprattutto le questioni economico-finanziarie.
RETE RIPRENDIAMOCI LA CITTA’ – NAPOLI NON SI VENDE; SI. Cobas, USB, Radici del
Sindacato CGIL Napoli, Rete Sociale No Box-Diritto alla città, Federazioni Provinciali PRC, PCI,
CARC, Potere al Popolo Napoli, Collettivo Politico-culturale GalleriArt, Civico 7 Liberato,
Associazione Donne Architetto (ADA), Associazione Nazionale Architetti in rete (AIR), prof. Ugo
Rossi.
Napoli 13/10/2025
1 Cfr. deliberazione Corte dei conti Sezione delle Autonomie n. 10/2024 pag. 24).
2 E’ appena il caso di ricordare che in uno degli allegati alla deliberazione consiliare n. 3 del 19/2/2018 in merito
alle Partecipate si aEerma: “Il Consiglio Comunale ha individuato nella Napoli Holding un elemento fondamentale
del piano del piano di riassetto delle Partecipate del Comune di Napoli anche attraverso il conferimento delle
quote azionarie di ASIA Spa, Napoli Servizi Spa”. – Questi propositi sono restati sulla carta.
3 Cfr. Corte dei conti Sezioni Riunite in Speciale composizione, dalla “parte in fatto” dell’ordinanza n. 5/2025/RIS
pubblicata sulla G.U. 1° Serie speciale n. 17 del 23/04/2025. 4 Cfr. disposizione del Direttore Generale del Comune n. 48 del 7/8/2025 (contestuale all’avvio formale del
procedimento di costituzione della New Co…..) dove, tra l’altro, si trasferiscono le competenze sull’attuazione
dell’accordo di programma con la Regione Campania relativo a interventi sull’Edilizia Residenziale Pubblica
dall’Area Tecnica del Patrimonio all’Area Trasformazione Urbana.
