
NOTA ESPLICATIVA SULLE OSSERVAZIONI INVIATE ALLA CORTE DEI CONTI-SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA CAMPANIA E BREVI CONSIDERAZIONI SULLA MOZIONE CONSILIARE D’INDIRIZZO
Sommario: – Premessa; a) Le osservazioni sulla delibera di costituzione della New Co.; b) Un breve commento alla mozione d’indirizzo approvata nella seduta consiliare del 5 marzo.
Premessa
La presente nota è articolata in due paragrafi:
il primo, è quello più corposo e cerca di venire incontro ad un’esigenza abbastanza naturale quando si elabora un documento prevalentemente tecnico, ossia quella di renderne più semplice la gestione fornendo chiarimenti ove necessario;
il secondo paragrafo è un breve commento alla mozione d’indirizzo presentata dalla maggioranza consiliare su iniziale proposta di Sergio D’Angelo facente parte anch’essa della documentazione allegata alla deliberazione n. 6/2026 di approvazione della costituzione della New Co..
- Le osservazioni sulla delibera di costituzione della New Co.
Le osservazioni inviate alla Sezione campana della Corte dei conti rappresentano, in realtà, un ulteriore sviluppo di quello che è stato un importante passaggio politico-istituzionale: l’audizione del 27 gennaio presso la Commissione consiliare Trasparenza della Rete Riprendiamoci la Città-Napoli non si vende e degli attivisti e sigle che da mesi sono impegnati nella battaglia contro questo tassello attuativo del “Pacco” per Napoli;
infatti, nel documento in questione si trovano varie affermazioni già fatte in quella sede, inoltre ci sono vari richiami critici alle controdeduzioni fatte dall’Amministrazione comunale alle considerazioni pervenute in sede di consultazione pubblica e approvate dal Consiglio con un apposito allegato alla deliberazione n. 6/2026.
Più nello specifico, il documento si articola in una premessa e cinque paragrafi per un totale di 13 pagine;
la premessa evidenzia l’importanza della funzione affidata dal legislatore a questa articolazione della magistratura contabile che deve fornire un parere sulla costituzione di nuove Società e, a tal fine, ha 60 gg. di tempo.
Il suddetto parere può essere negativo, parzialmente negativo o positivo, ha natura obbligatoria ma non vincolante;
è chiaro che, dal nostro punto di vista, sarebbe auspicabile un parere negativo, ma anche uno di tipo parzialmente negativo potrebbe essere d’auspicio per la nostra battaglia.
Nel prosieguo delle osservazioni, si analizza il tipo di nesso esistente tra “Pacco” per Napoli e costituzione di Napoli Patrimonio e si dà spazio al ruolo dell’INVIMIT in questa operazione (“stranamente” assente nel dibattito consiliare).
L’invio delle osservazioni ha avuto, ovviamente, anche il significato di dare un messaggio alla Giunta Manfredi che le iniziative contro la New Co. per noi non sono terminate con l’esito della seduta del 5 marzo.
Nel merito, il documento si basa su tre direttrici:
- La prima e più corposa è quella della violazione di almeno sei disposizioni del TUSP (il Testo Unico delle Società Partecipate che è uno dei decreti attuativi della “riforma Madia” ai tempi del governo Renzi). – Si tratta della violazione del divieto di non costituire Società con attività analoghe o simili a quelle di Società già esistenti come nel caso di Napoli Servizi, l’ampiezza ed indeterminatezza dell’oggetto sociale della New Co., la non applicazione di fatto dello spirito della consultazione pubblica richiesta dalla vigente normativa riducendone la portata a mero adempimento burocratico, un’inadeguata valutazione dei rischi reali e/o potenziali dell’operazione, l’aumento, invece della diminuzione, dei costi di funzionamento comportando la New Co. la costituzione di nuovi organi, scarsa trasparenza soprattutto per la parte relativa ai previsti rapporti col fondo INVIMIT;
- Una seconda direttrice è quella riguardante la violazione di alcune disposizioni contenute nel decreto legislativo sul federalismo demaniale del 2010 (uno dei decreti attuativi della legge delega sul federalismo fiscale del 2009): in questo caso viene violata sia la disposizione che assicura l’informazione alla collettività sui processi di valorizzazione immobiliare (conseguenza della violazione del criterio della “massima trasparenza” da adottare da parte delle Società Partecipate richiesta dal TUSP) e sia quella relativa al tipo di impiego di parte delle entrate avute dal conferimento di immobili al comparto Napoli del fondo INVIMIT: “Le risorse nette derivanti a ciascuna Regione ed Ente Locale dalla…(omissis) eventuale cessione di quote di fondi immobiliari cui i medesimi beni siano stati conferiti sono acquisite dall’Ente territoriale per un ammontare pari al 75% delle stesse. – Le predette risorse sono destinate alla riduzione del debito dell’Ente e solo in assenza del debito o, comunque, per la parte eventualmente eccedente, a spese d’investimento”.
La parte “eventualmente eccedente” il 75% delle entrate incassate, naturalmente, in un Comune con un alto indebitamento come quello di Napoli non esiste, invece, Baretta, con un esercizio di fantasia ha inteso parte eccedente quella del 25% previsto dal “Pacco” per Napoli per il contributo statale ricevuto.
In sintesi, le risorse provenienti da beni conferiti a fondi immobiliari hanno una disciplina specifica di cui il “Pacco” per Napoli non si occupa e per autorizzare l’interpretazione data dal Comune su questo tipo di entrate sarebbe stata necessaria un’esplicita deroga legislativa che non c’è.
Comunque, vedremo se la magistratura contabile chiederà chiarimenti istruttori sul punto e/o ne farà un aspetto di valutazione negativa nel parere.
La Giunta Manfredi, quindi, anche in questo caso, si comporta come le classi dirigenti nazionali ed europee: quando, ad esempio, si tratta di spese sociali, difesa di forme d’intervento pubblico in economia, scattano i vincoli di bilancio, il ricatto del debito il divieto di “aiuti di Stato” eccetera, quando, invece, si tratta di spese militari e/o speculative si trovano i modi per eludere le regole liberiste da loro stessi create.
Può sembrare strano, di primo acchito, che le forze antiliberiste che hanno sottoscritto le osservazioni invochino il rispetto di “regole” liberiste, del resto, noi siamo il medesimo arco di forze che, ad esempio, appoggiò la violazione del Patto di Stabilità per far assumere delle maestre durante la prima giunta De Magistris avviando così la stagione delle delibere comunali “costituzionalmente orientate”.
Quell’esperienza non soltanto non l’abbiamo mai rinnegata, ma, ancora oggi, la rivendichiamo con forza.
Nel caso in esame, invece, si tratta di affermare che le “regole” liberiste non possono essere messe o tolte dalle medesime forze che ce le propinano e, come minimo, vanno smascherati;
ovviamente e ragionando per assurdo, se la Giunta Manfredi avesse violato delle disposizioni normative, ad esempio, per migliorare la refezione scolastica, aumentare i buoni libro, rafforzare il trasporto disabili, eccetera avremmo sicuramente appoggiato simili violazioni ma con l’attuale Giunta sono possibili solo violazioni che non hanno nulla a che fare con gli interessi della città.
- La terza direttrice su cui si basano le osservazioni inviate è relativa alla violazione dei principi contabili sia quello della prudenza (uno dei postulati di bilancio delle PP.AA.) che quello di derivazione civilistica relativo a “Fusione e scissione” approvato dall’Organismo Italiano di contabilità (OIC N. 4)[1].
Il principio della prudenza, come suggerito anche in sede di consultazione pubblica, avrebbe richiesto la predisposizione sia di uno scenario prevalentemente ottimistico, come quello delineato per la New Co. nella documentazione prodotta dall’ Amministrazione, sia di uno scenario intermedio e sia di uno negativo.
Il principio “fusione e scissione” dell’OIC – che trova origine in alcuni articoli del codice civile – avrebbe suggerito di partire dalla Società “scissa”, ossia Napoli Servizi, valutare la sostenibilità dell’assegnazione di alcune competenze alla Società “beneficiaria” di nuova istituzione (terminologia adoperata nel citato principio contabile) e, quindi, proporre il progetto di New Co., invece e com’è noto, l’Amministrazione ha seguito il procedimento esattamente opposto perché è partita dal progetto di costituzione della nuova Società alla cui approvazione è subordinata la riorganizzazione di Napoli Servizi a ciò si aggiunge che anche la riorganizzazione di Napoli Holding, che avrà funzioni di direzione e coordinamento di Napoli Patrimonio. è ancora in alto mare.
- Un breve commento alla mozione d’indirizzo approvata nella seduta consiliare del 5 marzo.
Nel documento inviato alla magistratura contabile non abbiamo toccato direttamente i contenuti della mozione d’indirizzo approvata dal Consiglio Comunale nella seduta del 5 marzo (anche se non mancano dei riferimenti impliciti e indiretti) sia perché si sarebbero dovute fare delle valutazioni prettamente politiche che in un documento prevalentemente tecnico non sarebbero state per nulla opportune e sia perché gli aspetti toccati dalla stessa sono ininfluenti e qui proviamo a spiegarne le ragioni.
Il primo punto è rivolto al Consiglio Comunale per far sì che la parte della deliberazione relativa al diritto all’abitare diventi “parte integrante dell’Atto costitutivo della Società Napoli Patrimonio” ma non c’è una richiesta alla Giunta per apportare modifiche all’Atto costitutivo né c’è un termine entro cui si sarebbero dovute apportare le eventuali modifiche (in realtà è una sorta di impegno politico del tutto general-generico). – Ciò è una delle conferme a quanto abbiamo scritto nelle osservazioni sul fatto che le osservazioni per il diritto all’abitare presenti nella deliberazione sono “astratte” anche perché la concretezza è nel fatto che l’ERP deve essere messa a reddito per ridurre il debito del Comune e collegarsi alla mitica “rigenerazione urbana” (ovvero andare ben aldilà della sola manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio immobiliare comunale aprendo a processi di finanziarizzazione dello stesso).
Gli altri punti, invece, sono rivolti al Sindaco e all’Assessore al Bilancio con delega al patrimonio e li “impegnano” a:
- Costituire un fondo alimentato dalle attività di Napoli Patrimonio per la riqualificazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico “con particolare riferimento all’Edilizia Residenziale Pubblica” affermazione, quest’ultima, completamente inutile perché la normativa sia nazionale che regionale prevede che le risorse provenienti da alienazioni ERP devono essere reinvestite sempre nel settore dell’edilizia popolare (cfr. art. 1, co. 5, L. 560/93 e art. 5, co. 1, L.R. Campania n. 24/2003);
- Incontri periodici di consultazione con l’Osservatorio comunale sulla casa, fatto anch’esso abbastanza inutile perché, attualmente, nella delibera consiliare n. 49, riguardante la “Nuova Composizione dell’Osservatorio Comunale sulla casa” è prevista la presenza di “Un referente della Napoli Servizi Spa e/o costituenda Società del Patrimonio”, già sarebbe stato parzialmente diverso se analoga disposizione fosse stata inserita nello statuto della New Co. che, invece, n’è privo;
- Istituzione di un Comitato di indirizzo e partecipazione anche in questo caso siamo difronte ad una finzione perché gli indirizzi li darà Napoli Holding e la sostanza è che Napoli Patrimonio resterà una Partecipata indiretta, inoltre l’effettiva costituzione del Comitato è rimandata ad “apposito disciplinare adottato dalla Giunta” senza che nella mozione ci sia un termine entro cui emanarlo;
- Divieto alla Holding Spa di compensare eventuali perdite di altre Società con gli utili conseguiti da Napoli Patrimonio, qui si dà per scontato che ci saranno degli utili e senza considerare che le compensazioni, anche se possibili, sono viste con sfavore dalla magistratura contabile che ne vede un tentativo di nascondere le perdite delle Società in crisi e un modo per evitarne/rimandarne il risanamento, insomma se, attualmente, le compensazioni non sono vietate sono sicuramente scoraggiate.
PER CONCLUDERE, la delibera approvata per la New Co. è come una bottiglia piena d’acqua su cui si incolla l’etichetta di un liquore o di una bibita, è chiaro che in questo modo si crea una contraddizione tra il contenuto della bottiglia e la sua qualificazione attraverso un’etichetta non corrispondente al contenuto, così su Napoli Patrimonio c’è l’etichetta di “razionalizzazione delle Partecipate” ma il contenuto non c’entra nulla perché dietro c’è il disegno della città finanziarizzata infatti, se non fosse stato così, si sarebbe potuto percorrere la strada dell’effettiva riorganizzazione e rilancio di Napoli Servizi come abbiamo sostenuto sin dall’inizio di questa vicenda.
[1] L’O.I.C. è una fondazione che ha il compito di predisporre i principi contabili per la redazione dei bilanci di esercizio e consolidati delle imprese, dei bilanci preventivi e consuntivi delle aziende non profit e delle Amministrazioni pubbliche nazionali e locali.
