
NOVE MOTIVI PER OPPORSI ALLA COSTITUENDA NEW CO. NAPOLI PATRIMONIO
Nella presente nota, elenchiamo almeno nove motivi in base ai quali contestiamo la misura attuativa del “Pacco” per Napoli (l’accordo tra l’allora Presidente del Consiglio Draghi e l’attuale Sindaco Manfredi del 29 marzo 2022) relativa alla costituenda Società Napoli Patrimonio.
Almeno per tre motivi si mente alla città:
- Più volte è stato detto, da parte dell’Amministrazione in sedi formali come il Consiglio comunale e le commissioni consiliari, che sul patrimonio immobiliare non si mira soltanto ad alienare ma soprattutto a valorizzare, presentando questa impostazione, attuata attraverso il “conferimento” di immobili al fondo INVIMIT, come qualcosa di sostanzialmente diverso al fine di meglio salvaguardare il patrimonio cittadino, ebbene questa reiterata affermazione è falsa.
Infatti, la Ragioneria Generale dello Stato ha chiarito che le conseguenze sul patrimonio pubblico tra l’alienazione e il conferimento di immobili ad un fondo immobiliare sono le stesse: in entrambi i casi abbiamo la dismissione e, quindi, l’impoverimento del patrimonio pubblico (“Il conferimento di immobili ad un fondo immobiliare è un modo alternativo per dismettere il patrimonio immobiliare pubblico….Con la costituzione di un fondo immobiliare ad apporto pubblico e la sottoscrizione delle relative quote da parte degli enti apportanti, si verifica per questi ultimi un effetto equivalente alla dismissione del patrimonio immobiliare. – RGS: “Fondi immobiliari e regole di finanza pubblica. – Roma 2 ottobre 2014).
Insomma, alienazione e conferimento di immobili al fondo INVIMT sono strade diverse per giungere al medesimo risultato che è quello della dismissione, ossia della perdita di proprietà sui beni immobiliari conferiti.
- Il secondo motivo è che questa volta la menzogna riguarda il fatto che le operazioni di alienazione/valorizzazione vengono presentate come “pubblico su pubblico” perché l’INVIMIT è una Società totalmente partecipata dal Mef e, invece, questa caratteristica “pubblica” della SGR Spa INVIMIT non è affatto scontata tanto che la Società in questione è arrivata addirittura a presentare un ricorso presso le Sezioni Riunite della Corte dei con ti in composizione speciale contro l’ISTAT “rea” di aver “osato” inserire l’INVIMIT negli elenchi annuali delle Pubbliche Amministrazioni e, quindi, la SGR nel ricorso ha affermato che, nonostante il controllo pubblico non è un organismo in house , non è soggetta a direzione e coordinamento da parte del MEF perché agisce “in ottica e con logica di mercato”. – Questo ricorso non è stato rigettato dalla Corte dei conti ma è stato rimesso alla Corte costituzionale e ora si attende la sentenza del giudice costituzionale e, successivamente, delle SS.RR. del giudice contabile (si veda il punto 2 della parte in fatto dell’ordinanza n. 71 del 21 marzo 2025 pubblicata sulla G.U. prima serie speciale del 23/04/2025 n. 17).
- Il terzo motivo per cui si mente alla città è quello relativo al fatto che nel fondo INVIMIT cui già sono stati conferiti i primi immobili c’è un “Comitato di comparto” in cui il Comune è un “quotista” al 70% e ciò assicurerebbe “l’ultima parola” all’Ente di Palazzo San Giacomo. – La prima affermazione (quella relativa alla percentuale) è vera, la seconda è falsa perché il Comitato di comparto, a prescindere dalle quote di partecipazione, ha un carattere consultivo e i pareri che esprime sono, per la maggior parte, non obbligatori e non vincolanti. – Su questo aspetto ci è apparso grave anche il silenzio del Consiglio comunale che è al corrente del regolamento di gestione del fondo perché allegato alla deliberazione consiliare n. 97/2023 (si veda il paragrafo 5.2.2 del “Regolamento del Fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso multicomparto”).
Gli altri cinque motivi riguardano:
- approccio metodologico volutamente errato e illogico da parte della Giunta che avrebbe dovuto coinvolgere il Consiglio, i lavoratori e le OO.SS. nella contestuale presentazione del business plan di Napoli Patrimonio e di quello di Napoli Servizi per l’oggettivo legame esistente tra la ristrutturazione di quest’ultima Società e la costituzione di Napoli Patrimonio, invece sono state separate le due vicende;
- in merito ai rapporti tra New Co. e fondo INVIMIT, esplicitamente previsti tra i compiti della costituenda Società, non è presente alcuna garanzia di trasparenza (si veda, in proposito, la relazione tecnica di accompagnamento alla costituzione della New Co.);
- la mancanza di clausole sociali nello statuto della New Co. per gli inquilini ERP e la mancata consultazione delle loro Organizzazioni sindacali visto che la New Co. dovrà “mettere a reddito” anche le case del patrimonio ERP;
- la costituzione di Napoli Patrimonio rientra in un piano di “razionalizzazione” delle Società Partecipate che prevede un rafforzamento di Napoli Holding cui aderirà sin da subito Napoli Patrimonio mentre per le altre Società (ad esempio, Napoli Servizi, e ASIA sono previsti tempi più lunghi). Sulla costituzione della holding abbiamo due forti perplessità: la prima è che condividiamo le esplicite riserve su tale modello da parte della Corte dei conti che rileva come “gli Enti locali devono fare uso di particolare cautele nel fare ricorso al modello holding per la gestione delle proprie partecipazioni atteso il rischio di deresponsabilizzazione dei medesimi dalle attività di controllo sulle Partecipate” (si veda, in proposito, a pag. 24 del referto allegato alla deliberazione della Corte dei conti-Sezione Autonomie n. 10/2024);
la seconda perplessità è che si viene a creare un sistema Partecipate a due livelli il primo è di Partecipate indirette e il secondo con delle Partecipate dirette per un periodo non breve;
- fortemente contraddittorie le motivazioni in base alle quali la Partecipata comunale che attualmente gestisce il patrimonio immobiliare sarebbe inadeguata professionalmente, dopo che i lavoratori di Napoli Servizi hanno fatto fronte al pessimo passaggio di consegne di Romeo e, poi, si chiede agli stessi di fare l’opzione per la New Co. (se sono inadeguati professionalmente per l’attuale Società non lo sono più per Napoli Patrimonio….); inoltre è contraddittoria anche la motivazione sull’inadeguatezza della struttura multiservizi dell’attuale Società e, poi, come “partner tecnico” di Napoli Patrimonio si sceglie una Società multiservizi come la MM di Milano che, quindi, non gestisce soltanto gli immobili del capoluogo lombardo;
- mancato rispetto di essenziali forme di trasparenza amministrativa perché non sono stati resi pubblici atti come la “lettera d’intenti” sottoscritta dal Sindaco e dall’INVIMIT ad aprile 2022, né il business plan del comparto Napoli, né gli atti di rogito sui singoli beni già conferiti e, quindi, non si sa quale possa essere il ruolo della New Co. in questi rapporti, invece, la normativa prevede che “Ciascun Ente assicura l’informazione della collettività circa il processo di valorizzazione, anche tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale” (art. 2, co. 4,secondo periodo del d-lgs n. 85/2020 sul “federalismo demaniale”).
N.B. – L’insieme di queste argomentazioni sono state portate in sede di audizione presso la Commissione consiliare Trasparenza in data 27/1/2026 cui era presente, come invitato l’Assessore Baretta, e si è rilasciata debita documentazione presso la Commissione di cui abbiamo ricevuta da parte della segretaria della stessa. – Purtroppo, allo stato, non si sono avute documentate risposte di merito.
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